Il ragionier Fantozzi e la poltrona di pelle umana


fantozzi

Ormai nelle cene tra colleghi non si parla di altro, di questo accidente di riforma, così che – vuoi l’età, vuoi il cambio di stagione – si torna a casa con un magone tale, che un bidone di Maalox allevia appena il bruciore.
Ieri sera è andata così.
Nonostante il saggio di turno avesse ammonito:”Però non parliamo di scuola, capito?!”, in realtà non abbiamo fatto altro che questo, dall’antipasto all’ammazzacaffè.
Comunque la si guardi, comunque la si analizzi, questa “riforma” fa acqua da tutte le parti: dal punto di vista del metodo, perché si sarebbe potuta costruire con un processo dal basso che avrebbe contenuto l’entusiasmo e la creatività dei docenti, che di entusiasmo e creatività hanno ancora parecchie riserve, mentre si è scelta l’opzione peggiore, che ci ha messo di fronte al fatto compiuto e compiuto male.
Dal punto dei vista dei contenuti, perché in larghissima parte i punti della “riforma”sembrano tolti da quei manuali di autoaiuto che tanto piacciono alla cultura anglosassone, e hanno uno spessore di cultura pedagogica pari allo zero.
E poi c’è l’ombelico di tutto il processo: i poteri del Dirigente.
Mentre addentavamo, sempre più tristi ed arrabbiate, la nostra Margherita, Anna mi ha raccontato i particolari della vicenda di una collega, da tempo malata. Sono mesi che non va a scuola.
Sapevo qualcosa della sua vicenda e le ho chiesto come stesse procedendo.
“Lei è stata una vittima del mobbing, lo sai?”
“Mobbing!Oh, mio Dio, non lo sapevo! Come è successo?”
“Beh, il suo Dirigente l’ha presa di mira. Non le ha dato respiro, mai. Non passava settimana che lei non fosse convocata in Presidenza per via di qualche mancanza, di qualche imprecisione. La conosci, è una donna forte, ma alla fine ha ceduto. Non si resiste al fatto di essere spiate, di subire la doppiezza dei colleghi, che parlano con te solo in attesa di andare a riferire in Presidenza. Quel disgraziato alla fine ha fatto esplodere in lei quelle crisi di panico che la tormentano e che sul piano fisico non hanno altra spiegazione che quella psicosomatica!”
Mi dispiace per questa collega. Restiamo per un po’ in silenzio. La pizza intanto si raffredda mestamente.
“Immaginiamo come potranno andare le cose a partire dall’anno prossimo!” – ho osservato, bevendo un po’ di CocaCola per tirarmi su.
“Tu lo sai, vero, che farai la fine del ragionier Fantozzi? Lo sai, vero, che andrai a finire con la tua cattedra nello sgabuzzino del sottoscala a riempire le tue cartuccelle?” – mi ha gridato dall’altra parte della tavolata una collega, che conosce bene il mio essere una testa calda e irragionevole.
“Cameriere!”- ho detto ad un certo punto – “Mi porti del Gaviscon, ma di un’annata buona, mi raccomando!”

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