Lettera di una collega ad un candidato alle elezioni regionali, in risposta ad una richiesta di voto


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Questa è la mail che una mia collega, che voterà tra pochi giorni alle elezioni regionali in Toscana, ha inviato ad un candidato.

“Egregio S., sono un’insegnante, e oggi, tornando da scuola, ho trovato nella cassetta della posta il suo invito a votarla alle prossime regionali.
Il destinatario era indubbiamente pertinente, dato che io e tutta la mia famiglia, famiglia di mezzadri fino agli anni 90, abbiamo, e con autentica passione, fatto parte di quello che si suol definire lo “zoccolo duro” prima del PCI e poi di tutti i suoi figli e nipoti di botanica memoria, e oltre.
Io non la conosco, ma la sua espressione mi ispira simpatia, mi pare il viso di una persona onesta. E per questo mi dispiace; mi dispiace sentire l’amaro bisogno di dirle che né io né alcun altro componente della mia famiglia mai più voteremo un candidato di un partito che, con arroganza indicibile, sta facendo passare una legge sulla scuola che neanche la destra peggiore avrebbe mai osato proporre; legge che nella malaugurata ipotesi dovesse passare, renderebbe gli insegnanti, tutti, dei servi, vilipesi e precari anche nel loro umiliante servaggio senza dignità.
Il suo presidente direbbe: “Ce ne faremo una ragione”, accompagnando la frase con una smorfia sprezzante.
Me ne farò anch’io una ragione.
Mi creda, con profonda, profonda amarezza.”

R.P.

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