Che tristezza, la sala professori!


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Di sicuro accadrà perché sto invecchiando.
Mi ritrovo sempre di più a soffrire nelle mie ore di lavoro, mi sento in gabbia, l’insofferenza cresce in modo esponenziale.
Non in ogni momento: in classe c’è quasi sempre un’oasi di pace. Amo ancora molto il mio lavoro e lo faccio volentieri. Per ora.
Il dramma è fuori, per i corridoi, in sala-professori.
Fino a qualche anno fa la sala-professori era un luogo di confronto tra colleghi: i più anziani insegnavano a noi precari i trucchi del mestiere, ci spiegavano come gestire il registro, come fare un verbale; attraverso il contatto quotidiano con loro noi apprendevamo cosa fare, cosa evitare, prendevamo confidenza con un lavoro all’interno del quale il nostro sapere era solo “una” delle componenti.
Non sempre era una situazione piacevole: a volte i colleghi più anziani erano distanti, scostanti, ma quasi sempre c’era molto da imparare, persino da quei silenzi. E’ chiaro che c’era anche tutta una fauna di impresentabili, ma anche da quella si apprendeva qualcosa: tutto quello che, professionalmente parlando, c’era da evitare.
Tuttavia la sala-professori era un luogo vivo, di grande confronto.
Ora è tutto cambiato.
In primo luogo, io oggi sto in quella sala meno che posso, a volte entro a scuola e salgo direttamente in classe. Tanti colleghi si comportano come me, perché siamo diventati tutti delle monadi, che hanno paura di parlare con gli altri, di scambiare delle semplici battute, perché quello della delazione è uno sport che è sempre più in voga nelle scuole.
Già la Mariastrega aveva schiacciato la nostra categoria, il suo amor proprio, ma il capolavoro risale a qualche mese fa.
Difficilmente ci riprenderemo da questa batosta inferta al nostro orgoglio. Erano anni che niente e nessuno riusciva a svegliarci dal torpore, dall’immobilismo.
Finalmente, per opporci alla Buona Scuola, troviamo – tutti compatti, un miracolo! – la forza non solo di scioperare, ma anche di scendere in piazza, e che succede?
La disconferma!
Calcolati meno di zero!
Una “riforma” imposta contro tutto e contro tutti, senza ascoltare chi nella scuola ci lavora, ci vive davvero.
Quali prospettive abbiamo di fronte, ormai?
Poche.
Davanti a noi una certezza: di essere ostaggio dei dirigenti, che ormai non hanno di fronte a sé ostacoli e travolgono quei pochi baluardi che il CCNL ancora (per poco!) ci permette di avere. La cosa peggiore è che – ben prima dei decreti attuativi, che ancora non sono stati emanati – tutti gli insegnanti sembrano essere già pronti, anzi, proni, di fronte al nuovo che si profila all’orizzonte. Siamo tutti rassegnati, con gli occhi bassi, le orecchie tappate. la fronte pronta a dire di sì. Che tristezza!

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4 thoughts on “Che tristezza, la sala professori!

  1. Nel tempo cambia anche il nostro punto di vista… non credo che l’origine del problema sia nella Buona Scuola (che non mi piace perchè tutto dice e niente dice di didattica), ma nel fatto forse che il nostro lavoro preveda solo pochi e sterili (burocratici) momenti di condivisione. Non siamo un gruppo coeso, ma un aggregato casuale di monadi.

  2. Il ministro Faraone afferma che i benefici complessivi della nuova riforma della scuola si iniziano già ad apprezzare…
    Ma come è possibile fare un’affermazione del genere a sole tre settimane dall’inizio della scuola? Vi ponete la domanda? Io me la pongo, perché “abito” la scuola da quasi 40 anni e ne ho viste di tutti i colori. Il tapino si arrampica sugli specchi e cerca di fare – come spetta doverosamente a un uomo di governo – buon viso a pessimo gioco.
    L’unica conclusione che riesco a trarre e che regge a un attento esame è la seguente: nella maggior parte delle scuole, in Italia nel complesso, e in quasi tutte le scuole del centro sud ogni beneficio concreto derivante agli studenti proviene dallo sforzo titanico dei docenti, non certo del ministero o dell’apparato amministrativo, i quali riescono solo a complicare e ostacolare l’azione didattica, sia per carenze finanziarie, per problemi logistici e/o strutturali, sia per una impostazione e una organizzazione della vita scolastica obsolete e sorpassate da 40 anni. Naturalmente, vanno sostituite con procedure e protocolli adeguati, prassi e misure didattiche adottate oramai da almeno 20 anni a questa parte da praticamente tutti i paesi del mondo. E’ evidente che alle nostre massime istituzioni politiche non interessa un fico secco dei nostri giovani – i figli e i nipoti di tutti gli abitanti del nostro paese.
    Per i propri figli e nipoti, sicuramente, i nostri governanti hanno già programmato un futuro roseo e gratificante.
    Per critiche a quanto affermo, o per ulteriori delucidazioni, vi invito a contattarmi: ugo.libardo@gmail.com
    Suggerisco inoltre la lettura dell’opuscolo “Una riforma della scuola in tre mosse”, edito da Stupor Mundi, scaricabile gratuitamente dal sito http://www.parlaconugo.it

  3. Pingback: Tristezza in sala Professori | Liceo Virgilio Roma

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