La fatica di Sisifo


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Il nostro è un lavoro strano: ci sono giorni in cui usciamo dalla classe in preda al delirio di onnipotenza, perché è scattato quel “quid”, che ha creato una sintonia perfetta con gli alunni, i quali hanno capito tutto quel che c’era da capire (o almeno: così ci pare!).
Altre volte varchiamo quella soglia a capo chino, convinti di essere degli incapaci, certi di avere deluso i ragazzi, rimasti distanti e nascosti dietro un muro impenetrabile come una parete di vetro.
Spesso ci sentiamo come Sisifo: la fine della salita è lì, basterebbe solo un piccolo sforzo e potremmo lasciare andare quel masso, potremmo ricominciare a respirare, ma invece tutto ripiomba verso la situazione iniziale.
Che frustrazione!
Questo stato d’animo è abituale per me: c’è la classe, in cui insegno latino da tre anni, che annaspa dietro ablativi assoluti e cum narrativo, senza venirne a capo e mi fa pensare che insegnare latino è mestiere che non fa per me, visto che durante un compito in classe non si riesce a rendere il pensiero di un autore classico senza stravolgerlo o ridicolizzarlo.
Passo ore ed ore a pensare a nuove strategie, a cercare di capire come uscire da una situazione problematica, a volte senza riuscirci.
Spesso, come accade nei film con il lieto fine, le situazioni si risolvono da sole, miracolosamente succede qualcosa che mi risolleva il morale: il muro che sembrava impenetrabile presenta qua e là alcune crepe. Il masso ricomincia a salire.
I passi in avanti ritornano ad essere esaltanti.
Spesso, però, tocca a me ridimensionare le aspettative: quella classe non può dare più di così e si rende necessario accettare questo presunto fallimento.
Ma è davvero un fallimento? O ci stiamo comportando come quei genitori che nutrono aspettative deliranti sui figli? Li vorremmo medici, ma non è quello che desiderano, non possono e non vogliono soddisfare le nostre aspettative.
In effetti l’errore sta proprio lì, nel delirio di onnipotenza: non siamo né Atlante, né Sisifo: non possiamo “salvare” il mondo, a volte ci tocca guardarlo mentre gira, limitandoci semplicemente a non mandarlo fuori orbita.

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