Vota Antonio, votantonio!


images

“Ma come si fa, come si fa?!”
Sono seduta al bar con Paolo, mio amico e collega, che insegna in un istituto tecnico della provincia.
Stamattina è davvero arrabbiato. Un paio di giorni fa ha avuto anche lui il famoso Collegio dei Docenti in cui è stato approvato il PTOF, il Piano Triennale dell’Offerta Formativa.
“Un delirio: settantasei pagine di vuoto!”- mi dice lui, che odia a morte le riunioni-fiume.
Oltre a quello si è anche parlato dei membri della Commissione Valutazione, ed è lì che è accaduto lìepisodio che lo ha fatto arrabbiare.
“Ci sono stati colleghi che si sono offerti in vetrina senza un minimo di pudore, capisci?” – dice, girando nervosamente il cucchiaino nella tazzina.
“Cosa ti saresti aspettato, di diverso?”
“Niente. Mi sarei aspettato un minimo di dignità!”
“Ma la parola dignità, o, almeno, “quel tipo” di dignità non esiste più, all’interno delle pareti della scuola! non l’hai ancora realizzato?”
Da quando sono state spalancate le porte a chi sgomita di più, a chi tiene maggiormente a mettersi in vetrina, a farsi notare, si è scatenata la guerra tra i docenti.
Siccome poi non sono abituati a questo tipo di competizione, stanno facendo uscire il peggio dalla categoria.
Alcuni di noi restano convinti che non è il caso di scendere a compromessi: si autoescludono per principio.
Altri hanno realizzato che i soldi in palio sono parecchi, hanno fatto due conti e, in base al principio “meglio la faccia rossa che la pancia vuota”, hanno deciso di partecipare alla grande lotteria premiale.
Da qui la richiesta di essere eletti nella commissione, utilizzando argomenti spesso goffi e fuori centro.
“Ti prego: dimmi che ce ne andremo presto fuori da questo manicomio!” – mi dice Paolo con gli occhi tristi di un gattino abbandonato.
Gli accarezzo la mano, per consolarlo.

Annunci

La democrazia a scuola


democrazia

Credo che una questione lasciata ampiamente scoperta – e non a caso – dalla recente riforma imposta a viva forza dal governo sia quella della democrazia a scuola.

Credo che, in realtà, non si voglia troppa democrazia a scuola.

Mi colpisce, in particolare, il ruolo del Collegio dei Docenti, sempre da consultare, a parole, marginalizzato, a mio avviso, nei fatti.

Sempre più spesso, infatti, specie in fatto di orario e di organizzazione delle attività interne, il Collegio viene scavalcato dal Consiglio di Istituto, che, con la componente dei genitori, considera  suo preciso dovere mettere il naso in un meccanismo che, bene  o male ha sempre trovato da solo i suoi equilibri, in modo democratico.

Non che il parere dei genitori non sia importante, ma è chiaro che spesso essi non sanno nemmeno di cosa si stia parlando, oppure sono mossi dal pregiudizio, il che è anche peggio.

Anni fa mi è capitato di votare, con i colleghi, per una razionalizzazione degli orari di ricevimento dei genitori e di ritrovarmi con un ribaltamento delle nostre decisioni ad opera dei genitori, forse desiderosi di imporci, finalmente, di lavorare.

Quello , che, oltre a ciò,  a me pare inquietante, però, è la frequenza sempre maggiore con cui una delibera del Collegio venga, per così dire, impugnata   e rimessa in discussione  qualche mese più tardi, magari con la speranza che le persone cambino idea.

Già i Collegi dei Docenti sono spesso una attività sfibrante,  con discussioni che si protraggono per ore su minuzie che le persone sane di mente nemmeno  percepirebbero, se poi viene anche fuori che esprimere il nostro parere su una questione si è rivelato inutile e dobbiamo anche tornare più volte sulla stessa questione, allora c’è da farsi cadere le braccia.

Capita sempre più di frequente che dirigenti con delirio di onnipotenza, insoddisfatti dall’essere stati sconfitti in Collegio,  non accettino il “verdetto” e pretendano di votare ancora sullo stesso tema, pur di non perdere la speranza di vincere.

Anni fa una Dirigente, pur di non perdere, impose il divieto di astenersi, durante una votazione collegiale, cercando di attirare in questo modo i voti degli incerti.

 

 

 

 

La notte bianca


1451746370K155250

Che dire?
Quest’anno, dopo tanto tempo, mi è tornata la voglia di fare delle cose per la mia scuola, oltre a tutte quelle che – ovviamente – costituiscono il mio lavoro quotidiano. Renzi e la sua legge 107 non c’entrano nulla, sia chiaro, anzi, se penso a loro, mi cade ogni forma di libido lavorativa.
Credo che tutto sia partito dal cambio di dirigenza che è da poco avvenuto da noi: certo, ormai i dirigenti si assomigliano tutti, hanno in gran parte un piglio gelminian-brunettiano, ma quella che se n’è andata in pensione aveva creato un clima poco davvero piacevole. Poi, finalmente, si volta pagina! Chi è arrivato da pochi mesi ha creato un ambiente che a me pare molto costruttivo: devo ammettere che varcare la soglia della scuola non è pesante come un anno fa.
Mi è tornata anche la voglia di partecipare alle iniziative extra e dunque ho organizzato con una delle mie classi un piccolo lavoro su un autore classico per la Notte dei Licei classici.
Questa notte nazionale dedicata ai valori della cultura classica mi pare una buona idea, un momento utile per approfondire, ripensare ed attualizzare il nostro rapporto con il latino ed il greco: per l’anno prossimo cercherò di organizzarmi meglio.
Questo dimostra di sicuro che a scuola si può lavorare anche in modo piacevole, nonostante il brutto che ha caratterizzato gli ultimi mesi.
Certo, il discorso porta sempre lì: lavoro volontario, legato all’abnegazione dei singoli, su cui ormai si regge gran parte della scuola pubblica italiana.

Un libro da leggere, che ha come protagonista un insegnante


 

4

Quello che segue è il collegamento ad un link, che porta alla pagina all’interno della quale è possibile scaricare l’anteprima di un romanzo, ambientato negli anni Settanta, nel periodo della Strategia della tensione. Il protagonista è un insegnante. La pubblicazione di questo romanzo è legata ad una attività di crowfunding: c’è bisogno, dunque, del sostegno del (potenziale) pubblico!

 

https://bookabook.it/projects/scambi/