La democrazia a scuola


democrazia

Credo che una questione lasciata ampiamente scoperta – e non a caso – dalla recente riforma imposta a viva forza dal governo sia quella della democrazia a scuola.

Credo che, in realtà, non si voglia troppa democrazia a scuola.

Mi colpisce, in particolare, il ruolo del Collegio dei Docenti, sempre da consultare, a parole, marginalizzato, a mio avviso, nei fatti.

Sempre più spesso, infatti, specie in fatto di orario e di organizzazione delle attività interne, il Collegio viene scavalcato dal Consiglio di Istituto, che, con la componente dei genitori, considera  suo preciso dovere mettere il naso in un meccanismo che, bene  o male ha sempre trovato da solo i suoi equilibri, in modo democratico.

Non che il parere dei genitori non sia importante, ma è chiaro che spesso essi non sanno nemmeno di cosa si stia parlando, oppure sono mossi dal pregiudizio, il che è anche peggio.

Anni fa mi è capitato di votare, con i colleghi, per una razionalizzazione degli orari di ricevimento dei genitori e di ritrovarmi con un ribaltamento delle nostre decisioni ad opera dei genitori, forse desiderosi di imporci, finalmente, di lavorare.

Quello , che, oltre a ciò,  a me pare inquietante, però, è la frequenza sempre maggiore con cui una delibera del Collegio venga, per così dire, impugnata   e rimessa in discussione  qualche mese più tardi, magari con la speranza che le persone cambino idea.

Già i Collegi dei Docenti sono spesso una attività sfibrante,  con discussioni che si protraggono per ore su minuzie che le persone sane di mente nemmeno  percepirebbero, se poi viene anche fuori che esprimere il nostro parere su una questione si è rivelato inutile e dobbiamo anche tornare più volte sulla stessa questione, allora c’è da farsi cadere le braccia.

Capita sempre più di frequente che dirigenti con delirio di onnipotenza, insoddisfatti dall’essere stati sconfitti in Collegio,  non accettino il “verdetto” e pretendano di votare ancora sullo stesso tema, pur di non perdere la speranza di vincere.

Anni fa una Dirigente, pur di non perdere, impose il divieto di astenersi, durante una votazione collegiale, cercando di attirare in questo modo i voti degli incerti.

 

 

 

 

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