Pettegolezzi


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Chi legge abitualmente i miei post, sa che ho un collega, Paolo, che insegna in un istituto tecnico della provincia ed è sempre arrabbiato per qualche motivo, spesso legato alla vita della scuola. A volte cerco di tranquillizzarlo, più che altro per salvaguardare la sua pace interiore.
Ieri, però non ho potuto fare altro che dargli ragione, anzi, ho rinfocolato la sua rabbia, aggiungendo la mia indignazione.
Nel pomeriggio ho ricevuto una chiamata sul telefonino. Era lui.
“Questa devo proprio raccontartela!” – ha esordito – “…perché, altrimenti, rischio di esplodere!”
In mattinata nella sua scuola – come in mille altre in Italia – si stava svolgendo, nella palestra, la festa di Carnevale.
“Una baraonda! Ho ancora il mal di testa!”
Paolo si era seduto su una delle panche che corrono lungo le pareti. Accanto a lui c’era una collega e tutt’intorno ragazzi mascherati che andavano e venivano.
“Ad un certo punto è arrivata una ragazza che, senza tanti complimenti, senza nemmeno chiedere scusa per i modi, si è seduta tra me e la collega, che era stata la sua insegnante fino all’anno scorso. Non so perché, ma quella ragazza non mi è piaciuta fin da subito!”
Le due avevano cominciato a parlare. Il pretesto era stata un’informazione che la ragazza voleva chiedere alla collega.
“Poi, dopo qualche minuto quella impudente ha detto alla collega che si trovava molto male con la nuova insegnante e che si era trovata mille volte meglio con lei!”
Subito dopo aveva cominciato ad elencare in modo minuzioso le “malefatte” della nuova docente, dal modo di spiegare, a quello di interrogare, alla gestione dei rapporti con la classe.
“…e la cosa è andata avanti per un bel po’!… Ora, non mi scandalizza tanto il fatto che quella ragazza abbia detto quelle cose: è giovane e non capisce un bel niente in fatti di rapporti umani. Bada solo al suo tornaconto personale…Quello che mi ha sconvolto è il fatto che la mia collega, seduta accanto a me, non solo le abbia permesso di continuare, mentre avrebbe dovuto stopparla già al primo accenno di pettegolezzo, ma ha anche fatto delle domande, autorizzando, in pratica, quella manovra oscena!”
Stavolta Paolo aveva – ed ha – tutte le ragioni per indignarsi: quando capiremo che il nostro lavoro è fatto anche, e soprattutto, di sfumature, per lo più delicate?
Quando realizzeremo che qualche volta, pur di solleticare il nostro amor proprio e di sentirci dire che siamo insostituibili, mettiamo a rischio il lavoro di un collega che sta facendo del suo meglio per gestire il lavoro e la classe?
Pensiamoci, la prossima volta!

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