I miei dubbi sull’affidabilità del metodo INVALSI


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Qualche settimana fa ero alle prese con un Collegio Docenti-fiume nel quale la mia attenzione entrava e usciva, provata (come spesso capita a noi docenti) dalle chiacchiere estenuanti di colleghi che da un bel pezzo, ormai, si stavano divertendo a giocare al “Lei non sa chi sono io”.
Ad un certo punto, però, mi sono concentrata su un battibecco nato tra la Dirigente ed un collega RSU, a proposito dei test INVALSI, che nella Scuola Secondaria superiore si svolge ad Aprile.
Oggetto del contendere era la possibilità di risalire, tramite l’analisi delle prove, all’operato dei singoli docenti e, di conseguenza, la possibilità, reale o remota, di valutare il lavoro del docente di matematica o di italiano.
Non è certo una novità e non c’è nemmeno da scandalizzarsi: se le prove hanno un codice, è evidente che si possa risalire ai docenti “responsabili” dei cattivi risultati.
Mi sono però ricordata di una situazione molto particolare che ho visto coi miei occhi qualche anno fa, nel liceo in cui ho insegnato prima di quello attuale.
La mia Dirigente di allora, precorrendo i tempi, aveva la mania delle statistiche e si era messa in capo di studiare il livello di preparazione delle classi seconde. Arrivò a stilare una sorta di classifica. Ne venne fuori, naturalmente, la classe migliore, affiancata, all’altro estremo, da quella peggiore.
Fu un problema fare un “cazziatone” all’insegnante responsabile della performance negativa, perché era la stessa persona responsabile di quella eccellente e quell’insegnante ero io.
Avevo da due anni queste due classi, insegnavo le stesse materie, (italiano e latino) con lo stesso numero di ore (anzi: nella “migliore” avevo un’ora in meno, perché partecipava ad un progetto che si avvaleva del 20% del monte ore annuale).
Eppure – nonostante tutti i miei sforzi – (e ne feci moltissimi) non sono mai riuscita a colmare il gap tra i due gruppi-classe. In che modo avrei dovuto essere valutata?
Da allora i miei dubbi sull’INVALSI sono rimasti abbarbicati a questa che è una situazione-limite, certo, ma indicativa della infondatezza di questa smania di misurazione e di valutazione del nostro operato, che certi enti vorrebbero imporre in modo capillare.

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