Cip l’Arcipoliziotto e la trappola del cosiddetto “aggiornamento obbligatorio”


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Oggi pomeriggio mi sono sentita proprio come un personaggio di Jacovitti – uno dei miei preferiti: Cip l’Arcipoliziotto, quello che in continuazione, durante le sue indagini, pronunciava la frase “Lo supponevo!”
Ebbene: all’uscita dalla prima “lezione” di un corso di aggiornamento che si è rivelato assai peggio di quanto tutti noi colleghi temessimo, ho pronunciato anch’io quella frase: “Lo supponevo!”
Facciamo un passo indietro.
Quando, qualche mese fa, è stata approvata la famigerata legge, che porta il nome “La buona scuola”, uno dei pochi aspetti che avevo trovato interessanti, mi era sembrato proprio l’intento di obbligarci a scegliere una formazione continua.
Nella mia visione ingenua delle cose avevo fatto una mia catena di ragionamenti. Uno dei rischi che corriamo, come docenti, è quello di fossilizzarci. Se siamo “costretti” ad aggiornarci, potremo di nuovo varcare le soglie dell’Università, iscriverci a dei corsi agganciati alle materie che insegniamo. In questo modo saremo sempre in contatto con la ricerca e troveremo nuova linfa, che darà un impulso positivo al nostro lavoro.
Detto, fatto.
Settembre.
La città in cui lavoro è anche sede universitaria. Mi sono fatta la mia brava fila in segreteria degli studenti, ho chiesto quanto costasse l’iscrizione ad un corso singolo, ho preso i miei bravi moduli, poi ho telefonato alla Dirigente per sapere quale fosse l’esatta procedura da seguire.
E qui è arrivata la doccia gelata. L’università, o almeno, i corsi universitari annuali non sono considerati momenti formativi per i docenti.
E’ obbligatorio scegliere tra “enti formatori” riconosciuti dal Ministero.
E, a quel punto, mi sono cadute le braccia, perché stavo già immaginando i soggetti con cui avrei avuto a che fare: quelli che, da decenni, gestiscono i corsi di aggiornamento nelle scuole.
Gente azzeppatissima che della pratica del “formatore” ha fatto una vera e propria arte.
Purtroppo per me il Collegio dei Docenti della mia scuola ha stabilito che quest’anno ognuno di noi avrebbe dovuto fare almeno 15 ore di aggiornamento e, non avendo affatto voglia di farmi spolpare con la frequenza di un corso a pagamento, ne ho scelto uno tra quelli proposti dall’USR della mia regione.
Tremenda scelta da parte mia.
Oggi, all’apertura della prima slide, letta dal “formatore” come se stesse salmodiando durante un rito sacro, ho fatto quello che fanno gli alunni in classe: mi sono posizionata nella ultime file ed ho acceso lo smartphone, cercando sollievo su facebook, mentre aspettavo che la tempesta passasse.
All’uscita da quella tortura (la prima di tre, da tre ore) ho pronunciato ad alta voce la frase incriminata: “Lo supponevo!”

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2 thoughts on “Cip l’Arcipoliziotto e la trappola del cosiddetto “aggiornamento obbligatorio”

  1. è inesatto ! L’università è considerata IPSO FACTO ente formatore riconosciuto, anzi privilegiato. Niente doccia fredda, è possibile fare corsi universitari, e sono automaticamente riconosciuti come validi. Se ne parla nella circolare del 7 gennaio (forse è un DM, non ricordo bene la dicitura)

    • Non so se sono cambiate le cose nel frattempo, ma la DS mi ha detto che i corsi di formazione di carattere generale, organizzati dalle varie Università sono riconosciuti come validi, ma invece i corsi annuali (es: letteratura italiana, letteratura latina, ecc.) non sono validi per l’aggiornamento obbligatorio.

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