Quaderni di classe


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Sempre più spesso a noi insegnanti capita di avere a che fare con alunni e genitori che contestano i voti che decidiamo di assegnare.
I ragazzi arrivano davanti a noi con facce meste, evidentemente scontenti, ci pongono una serie di domande sull’interrogazione che hanno appena terminato.
Quello che a loro interessa è capire perché la prova non è stata un successo. Questa loro inchiesta termina sempre con la stessa frase: “…perché a me era sembrato di essere andato/a bene e pensavo di meritare di più…”
Quasi sempre è carente la capacità di autovalutarsi, come ho già sottolineato in post risalenti a qualche tempo fa.
Ho comunque l’abitudine di prendere sul serio queste richieste ed entro sempre nei particolari dell’interrogazione, mettendo in evidenza gli aspetti positivi e quelli negativi.
Da molti anni tengo dei veri e propri “quaderni di classe”, dei quadernoni, cioè, sui fogli dei quali c’è – in ordine alfabetico – il nome di ogni alunno e la materia che svolgo in quella classe.
Ogni volta che interrogo una persona segno la data e scrivo ogni domanda che pongo. Per la risposta do un voto immediato (4/5/6/7…): il voto finale è una media di quelli assegnati per i vari quesiti.
Inoltre la pagina-alunno mi permette di dare – ad ogni incontro con i genitori – un chiaro quadro della situazione: “A suo figlio/a ho chiesto questa cosa, ma la risposta non era sufficiente, nel contenuto complessivo e nella sua articolazione.”
Quando i ragazzi vengono da me, apro il quaderno e mostro loro l’insieme dell’interrogazione e, quasi sempre, riconoscono di avere tralasciato nel computo alcune parti che, nella loro ricostruzione parziale, mancavano all’appello.
Il problema diventa più spinoso da risolvere quando i genitori premono in modo sconsiderato sui figli, che diventano delle vere e proprie propaggini, degli strumenti, tramite cui si scaricano le tensioni dell’intera famiglia. Si tratta di nuclei familiari che d’abitudine mettono in discussione il lavoro dei docenti davanti ai ragazzi o insieme a loro e spesso questo accade soprattutto per trovare uno sfogo o individuare i responsabili di frustrazioni e ambizioni personali andate a vuoto, senza avere la minima idea della frattura che in questo modo si crea tra alunno e docente, poiché si mina alla base un rapporto che dovrebbe essere di fiducia reciproca. E allora l’alunno si sente in diritto di contestare le valutazioni, anche in modo poco garbato.
Con questo tipo di genitori e di alunni anche il “quaderno di classe” funziona male, poiché deve combattere contro il pregiudizio e dunque anche l’elenco delle interrogazioni va a sbattere contro il muro di gomma della sfiducia “a priori”.

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5 thoughts on “Quaderni di classe

  1. Scusa la domanda: nella tua scuola non è adottato il registro elettronico? Te lo chiedo perché anch’io tenevo il “quadernone” dove annotavo tutto, come te, ma da quando c’è il registro elettronico, non spreco carta e soprattutto non riempio gli armadi con i “quadernoni” annuali (la scorsa estate, mettendo ordine, ho buttato l’intero archivio che tenevo dal 1993 😦 ). Non credevo fosse così comodo il registro elettronico e lo benedico ogni santo giorno. 🙂
    No comment sui genitori che contestano le valutazioni…

    • Nella mia scuola è stato adottato il registro elettronico, ma io, che pure non contesto minimamente queste “forme di modernità”, continuo ad utilizzare i quadernoni. Credo che ormai si tratti di uno schema interiore al quale sono affezionata, ma mi torna anche comodo. In effetti, come tu stessa hai sottolineato, a pesare contro c’è la questione dello spreco di carta, ma sono sicura che, se vinco la mia proverbiale pigrizia e mi metto a frugare tra le app, ce n’è una che torni utile e sia identica al quadernone. Quando interrogo, creo già sul registro elettronico una “scheda”, unita al voto e , quando mi capita di dare un’insufficienza grave ad un ragazzo, inserisco su questa scheda delle indicazioni per la famiglia, tuttavia, con il masochismo tipico di noi insegnanti, attualmente seguo questo “doppio binario”: registro elettronico e quaderno. 🙂

      • Il fatto è che, data l’opinione comune che ci fa passare per nullafacenti, al lavoro che già c’è, ed è tanto, ne aggiungiamo dell’altro. Come dici tu, siamo masochisti.

      • Credo che, però, questa abitudine a volte sia provvidenziale: ho a che fare in questi giorni con una mamma che non accetta una brutta insufficienza della figlia: pensa che è andata dalla Dirigente con un elenco delle domande che avrei posto alla figlia, cercando in questo modo di dare forza al sospetto che ho cercato di mettere in difficoltà la ragazza. Se non avessi l’elenco reale delle domande poste durante l’interrogazione, sarebbe un bel problema “discolparmi”! (a questo siamo giunti, ohimé!)

      • Non mi stupisco di nulla, ormai. Io segno le domande e tutte le osservazioni sulla conoscenza dei contenuti e le varie capacità nel registro elettronico. Noi usiamo infoschool e devo dire che funziona bene. Si può inoltare anche un messaggio per la famiglia, nel caso di insufficienze. Quindi, anche senza gli appunti “a mano”, me la cavo. Poi, per i compiti scritti ho tutte le griglie di correzione quindi è davvero difficile cogliermi impreparata quando devo giustificare un voto. Comunque è un lavoraccio e sono decisamente stanca. 😦

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