Gli “egomostri” e la scomparsa della “zona di rispetto”


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Noi insegnanti non possiamo certo farci cogliere dal delirio di onnipotenza, ma è un dato di fatto, anche un po’ scontato, in realtà, che possiamo fare molto, con la nostra azione educativa continua e centellinata nel tempo, per formare nei ragazzi la consapevolezza morale.
Questa riflessione mi torna in mente nel momento in cui i giornali riportano fatti di cronaca particolarmente efferati e nel momento in cui appare evidente che certi soggetti – di sicuro affetti da una qualche grave patologia psichica – non abbiano trattenuto in alcun modo traccia visibile di imperativi morali tali da consentire loro di rispettare l’integrità corporea dell’altro, per non parlare dell’assenza totale in loro di pietas nei confronti delle sofferenze inflitte alla povera vittima di turno, che non sarà né la prima, né l’ultima, purtroppo.
Questi soggetti avranno pure avuto degli insegnanti, saranno passati per qualche oratorio parrocchiale: possibile che nessuno abbia avuto percezione della completa assenza in loro di ogni forma di empatia?
Non è troppo comodo dare oggi ogni colpa all’uso sistematico di droghe?
Certo, ormai quella dell’assunzione di cocaina e di droghe sintetiche assume i contorni di una vera e propria epidemia, ma, come accade nelle epidemie “classiche”, non ci sarà da andare a vedere in che modo e perché in alcuni soggetti non si formano degli anticorpi respingenti verso certi comportamenti devianti, verso certi pericolosi virus sociali?
Non spetta anche a noi insegnanti insistere ed insistere su certi temi – non tanto sull’uso delle droghe, ma sull’abitudine a pensare l’altro ed i suoi confini rispetto a noi, a riflettere sull’inviolabilità della “zona di rispetto” altrui?
Quegli “egomostri” di cui parlavo tempo fa, cominciano a produrre i loro frutti terribili. Spesso dietro di loro ci sono genitori incapaci di de-limitarli, di de-finirli e questo è il risultato: siamo circondati da troppi ragazzi, da tanti giovani che non sanno neppure “pensare” il rispetto per l’altro, figuriamoci se sanno metterlo in pratica.

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