La nostra paura quotidiana


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I fatti accaduti questa mattina a Bruxelles ci costringono a prendere atto di una questione che non possiamo più evitare di vedere: un attentato può improvvisamente attraversare le nostre esistenze. In qualunque luogo ci troviamo. Anche al lavoro.
Certo, guardando le cose con lo sguardo della statistica, è piuttosto remota, specie per una città di provincia come quella in cui io vivo, la possibilità di ritrovarsi davanti ad un’esperienza terribile e drammatica come quella di un attentato terroristico, tuttavia mi capita di pensare a cosa farei se capitasse qualcosa di grave nella mia scuola.
Mi ritrovo sempre più spesso a dirmi: “Cosa si potrebbe fare, in caso di attentati terroristici contro un edificio scolastico?”
In realtà nessuno ci ha mai spiegato cosa fare, quel poco che so l’ho letto per conto mio e non è molto, in realtà.
La cosa migliore sarebbe diventare trasparenti e silenziosi, delle sogliole umane capaci di scomparire dal campo visivo di eventuali aggressori. Far scomparire un gruppo di venti-trenta ragazzi diventerebbe un’impresa pressoché impossibile.
Lo so. E’ improbabile che accada: le martellanti immagini della televisione hanno proprio l’effetto di scatenare le angosce che normalmente restano sopite dentro di noi. Però mi pongo il problema. Non è un bel sentire.
Nella quotidianità della scuola ormai è entrata anche la paura.

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