Scuola di arrivismo


fantozzi

È stato facile, per me, come per tutti, immaginare ciò che sarebbe accaduto con l’approvazione della cosiddetta “Buona Scuola”, in particolare per l’aspetto riguardante il “bonus” e la partecipazione di noi docenti a progetti ed impegni,  esterni ed interni.

Questa politica della “premialità” ha creato zone affollate all’inverosimile di arrivisti, proprio nei luoghi – le scuole, le aule- all’interno dei quali si dovrebbe insegnare ai ragazzi la limpidezza del comportamento e la libertà di pensiero.

Come si fa ad essere liberi, se si dipende dal potere e dai suoi vincoli economici? Come si riuscirà a gestire la tremenda, oscena, competizione tra colleghi, pronti a sgomitare per poche centinaia di euro? Pronti a fare sgambetti, per togliere di mezzo altri colleghi considerati improvvisamente come ostacoli da abbattere senza pietà?

Parlavo di questo brutto fenomeno proprio qualche giorno fa con il mio amico e collega Paolo, docente in un istituto tecnico della Provincia.

Come capita di tanto in tanto, ci siamo ritrovati seduti al bar, davanti ad un cappuccino.

Insieme a noi due quella mattina c’era anche una sua collega, Annarita.

Annarita non riusciva a a capire se si sentiva più arrabbiata o delusa: il giorno prima aveva scoperto di essere stata “tradita” da una collega , che ha tramato in ogni modo per fare in modo da escluderla dall’elaborazione di un progetto che riguardava il suo Istituto. Un progetto che prevedeva l’accesso ad un monte-ore davvero consistente.

“Non volevo crederci!” – ha esclamato, stizzita. “Quella collega è andata dal Dirigente,  con il preciso obiettivo di mettermi in cattiva luce con lui e buttarmi fuori dal lavoro di gruppo!”

“Perché sei stupita, riguardo al comportamento della collega?” – le ha risposto Paolo – “… sai bene che è da sempre assetata di potere, desiderosa di mettersi in mostra, di fare bella figura con  il Dirigente, chiunque esso sia. Adesso con la nuova legge, con la 107/2015,  quelli come lei si sentiranno autorizzati a fare gli  adulatori. Diventare uno zerbino umano avrà un riscontro anche a livello economico: figuriamoci se non ci sarà la fila perenne davanti alla Presidenza!”

“La guerra tra poveri è finalmente arrivata anche all’interno delle mura scolastiche .” – ho osservato io – “Eravamo forse l’ultima categoria di lavoratori che poteva permettersi una relativa autonomia di giudizio rispetto al potere…in questo modo sono riusciti ad asservirci, quasi tutti. Non erano giunti a tanto nemmeno Brunetta e la Mariastrega!”

Invece di provare a migliorare il clima creatosi nelle scuole con le riforme volute da Tremonti, il governo creato da Renzi è riuscito bene nel compito più difficile: peggiorare le cose.

Ha lavorato duro, ma ci è riuscito.

Noi insegnanti avevamo molte aspettative, almeno all’inizio.

Infatti attendevamo una sorta di riedizione della politica “del cacciavite”, messa in atto da Fioroni dopo lo scempio della Moratti.

Forse in quegli anni quella scelta non ha portato a cambiamenti pesanti nella sostanza, ma a livello emotivo ha significato – almeno per noi- avere l’impressione di essere ascoltati, di non essere considerati un “parco buoi” da trattare con disprezzo, come è accaduto con il governo Renzi.

Invece si è preferito umiliare tutta la categoria.

Ridurci a dei manichini per azzerare la scuola dal punto di vista della qualità. Alcuni di noi sono così impegnati nei progetti – che danno punteggio per il “bonus” – da tralasciare, o trascurare il lavoro da fare in classe, con il risultato che la didattica va a farsi benedire.

Così, inoltre, si ottiene un risultato paradossale: chi lavora in classe senza cercare effetti speciali, ma fa un lavoro serio, rischia di essere penalizzato, rispetto a chi si è ormai specializzato nella vendita all’ingrosso della “Fuffa”.

Affidare poi ai Dirigenti poteri ancora più ampi, con un margine di discrezionalità così elevato, ha fatto cadere ogni residua speranza: ha trasformato noi docenti in tanti Fantozzi, smaniosi di essere finalmente accolti nella stanza presidenziale, anche se sappiamo bene che è stata arredata con poltrone fatte di pelle umana.

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