Cosa significa “scegliere i migliori”?


fantozzi

Ci sono degli aspetti del lavoro del docente che possono essere compresi soltanto da chi svolge questo difficile e, spesso, ingrato lavoro.
Uno di questi riguarda la valutazione del nostro lavoro.
Per quanto mi riguarda, sono da sempre favorevole all’idea della valutazione di ciò che facciamo. Alcuni di noi – lo sappiamo bene – non lavorano bene e non lavorano con la necessaria serenità, con il dovuto scrupolo, elemento importantissimo, dato il materiale umano con cui abbiamo a che fare.
Il problema di fondo, però, come ho più volte sottolineato in questo mio blog, è costituito da “come” valutare.
Come si fa a valutare il lavoro effettivamente svolto da un docente?
Se i criteri devono essere quelli che sono stati portati come onda lunga dell’approvazione della legge 107/2015, devo esprimere il mio aperto e deciso dissenso.
Non solo non posso pensare che la parola definitiva sul mio operato debba derivare da un Dirigente che, come ho potuto osservare attraverso la mia esperienza diretta, potrebbe essere stato un docente non proprio all’altezza (ne ho conosciuto uno in particolare, molti anni fa, all’inizio della mia carriera, che è stato “smascherato” dalle microcamere piazzate dalla polizia, che stava indagando su un traffico di droga all’interno della scuola. Non si indagava su di lui, dunque, ma “incidentalmente” è venuto fuori che in classe leggeva quasi sempre il giornale, mentre intorno a lui c’era la baraonda. Licenziato? No. Un paio di anni dopo era Preside). Quello che mi pare ancora più assurdo è che debba essere pesato sulla bilancia della mia valutazione, soprattutto ciò che faccio “oltre” il mio lavoro in classe. Non il mio insegnamento, ma la mia collaborazione al progettificio.
Il mio compito – il principale, direi – è quello di formare ragazzi e solo su quello dovrei essere valutato.
Ripeto: non sono contraria alla valutazione, ma sono contraria allo svilimento della mia professione. Sono contraria alla scuola di chi sgomita per rendersi visibile.
Non bastasse tutto questo, anche l’idea di affidare ai Dirigenti la possibilità di scegliere gli insegnanti è stata una vera follia.

Riprendiamo l’esempio del Dirigente di cui parlavo poco fa.

Oggi sarà di certo in pensione, ma ammettiamo che dovesse essere uno come lui a dover scegliere un insegnante da ammettere nella scuola da lui diretta.
Quali garanzie mi darebbe il SUO curriculum, quale deontologia professionale potrebbe mai rendermi sicura riguardo alla serenità delle sue scelte?
Le vituperate graduatorie, per quanto permeabili dalla corruzione, hanno quasi sempre funzionato. Titoli ed esami sono il punto di partenza.
Ci dovrebbero poi essere ispettori che regolarmente dovrebbero sorvegliare il lavoro dei nuovi arrivati. Oppure nuove figure da creare ad hoc.
Perché – per esempio – non si potrebbero trasformare i docenti anziani di una scuola in guide degli insegnanti più giovani, sgravando in questo modo in modo almeno parziale i più anziani di noi da un lavoro frontale che diventerà inevitabilmente troppo oneroso per chi ha già 65-67 anni?

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