Come salvare i nostri ragazzi


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Da diversi giorni – su periodici diversi – è riemerso, per fortuna, il dibattito sulla scuola e sulla necessità di trovare risposte  e soluzioni per il naufragio generazionale che stiamo vivendo in questi anni, come genitori, come docenti, come componenti della società di questo Paese.

Ho letto in modo approfondito gli interventi di Susanna Tamaro e di Paolo Crepet. A complicare la questione, i fatti avvenuti in provincia di Ferrara: due poveri genitori fatti a pezzi per volere di un figlio adolescente, aiutato da un complice della stessa età. Tra le motivazioni addotte, anche le tensioni createsi tra genitori e figlio a causa dello scarso rendimento scolastico.

Sedici anni.

Un figlio di sedici anni, che pianifica nei dettagli, raccoglie mille euro per pagare il suo complice, si fabbrica un alibi, decide di buttare i corpi dei suoi genitori nel fiume.

Sedici anni.

Un’età in cui di solito si pianificano i giri col motorino, o le serate in discoteca. In quel sedicenne, invece, c’era già tutto il sangue freddo (e che sangue freddo!) di un pluriomicida consumato.

Sedici anni.

Leggendo questa storia, mi sono tornati in mente subito i due ragazzi di Novi Ligure, che pianificarono ed eseguirono, quasi per gli stessi motivi, lo sterminio della famiglia di lei (pare che il padre sia scampato per un puro caso all’eccidio).

Sedici anni e l’assenza totale di scrupoli.

Certo, la cronaca ciclicamente ripropone casi simili.

Si può dire con certezza che, dal punto di vista statistico, eventi come questi possono accadere e accadranno ancora.

Che i ragazzi sono decine di migliaia e la stragrandissima maggioranza di loro non pensa neppure lontanamente a far fuori i genitori, nemmeno dopo liti e liti, magari per problemi legati ai brutti voti a scuola.

Non possiamo e non dobbiamo generalizzare. Certo che no.

Eppure.

Sedici anni.

Noi insegnanti abbiamo di fronte i sedicenni tutti i giorni.

Sappiamo bene quale materiale umano bislacco siano oggi.

Lo dico da tanto tempo: ho parlato spesso, su questo piccolo blog, della questione degli “egomostri”, del fatto che troppo spesso i ragazzi sono costretti ad essere delle proiezioni malate delle frustrazioni malsane dei loro genitori.

Ci si trova sempre più spesso a dover arginare delle vere e proprie crisi isteriche dei genitori (e non sto esagerando), di fronte ad uno scritto andato male, dopo un’interrogazione che si è conclusa con una insufficienza.

O per un dieci atteso, ma non arrivato. (Certo, anche per un dieci mancato)

La crisi economica ci ha reso, certo “senza pelle”, sensibili – troppo, forse – alle sollecitazioni negative provenienti dall’esterno.

Ma da questo ad abdicare totalmente rispetto al proprio ruolo, da qui a proiettare i nostri sogni irrealistici su queste povere vittime che, troppo spesso, sono i figli, c’è molta strada.

Ho avuto in classe ragazzi depressi, anoressici, in preda a crisi di panico, incontinenti (sì, incontinenti!) e scavando, nemmeno troppo, nel cosiddetto background, ho quasi sempre scoperto che, alle spalle di questi adolescenti, c’erano non dei genitori, ma dei tredicenni mai cresciuti, che non hanno mai pensato di allenare i figli alle asprezze della vita, ma li hanno consapevolmente o meno, condannati ad un’esistenza da talpe, ad una vita angosciata ed angosciante.

Questa è, come molti sottolineano, la vera emergenza del nostro Paese, a mio avviso.

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