Che bello! Se ne va via le terza prova!


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Non tutto quello che si sta elaborando dalle parti di via Trastevere desta in me inquietudine.
Il novanta per cento mi inquieta, ma forse c’è un dieci per cento in cui, a ben guardare, c’è qualcosa di accettabile. Forse.
Si parla della possibilità di eliminare la terza prova dell’Esame di Stato.
Bene.
Sto commentando notizie uscite sulle agenzie, o pubblicate sui quotidiani, dunque, per ora, soltanto delle indiscrezioni, ma quello che ho letto crea in me un’aspettativa positiva.
Per ora.

Ho sempre considerato una iattura l’Esame di Stato, per come è stato concepito, sia per la parte riguardante gli scritti, sia per l’orale. Per le idee che ha alla sua base.
Fin dalla pubblicazione della legge che lo istituiva – nel dicembre del 1997 – e dal primo esordio, nell’estate del 1999, c’è stato qualcosa di poco convincente in questa nuova modalità di mettere fine al percorso della scuola superiore.
Non che l’Esame di Maturità non avesse bisogno di aggiornamento.
Era stato, anzi, pensato come una forma provvisoria ed era restato lì, immarcescibile, anno dopo anno, fino al progetto fortemente voluto dal Ministro Berlinguer.
Non ho mai apprezzato le riforme volute da Berlinguer, in blocco.
Non mi piace la trasformazione delle singole scuole in entità indipendenti e nemmeno la concorrenza senza regole tra scuole – è nata in quel momento – con la continua ricerca di “clienti”, perché è stato in quel momento che abbiamo cominciato ad usare quella parola tanto disgraziata, quale “utenza”.
Quando poi una riforma della scuola viene calata così, dall’alto, senza confronto approfondito con chi – concretamente – nella scuola lavora, ma proviene unicamente dal mondo universitario, che con la scuola, intesa come pratica quotidiana, a ben poco a che fare, automaticamente mi trovo in disaccordo, quasi a prescindere.
L’Esame di Stato si poneva come una sgargiante novità, che ci avrebbe dovuto portare ad una competizione alla pari con gli altri Stati dell’Europa.
Perché gli Stati dell’Europa erano inevitabilmente più avanzati rispetto all’Italia che, per definizione, sembrava essere culturalmente arretrata ed incapace, tramite il suo obsoleto sistema scolastico, di sfornare giovani adeguati alle sfide dei luminosi anni duemila.
Questa la superficie.
In realtà, è stato proprio a partire da quel momento che è iniziata la corsa alla banalizzazione, alla superficialità, alla produzione seriale di giovani incapaci di comprendere un testo poco più che complesso e di elaborarne uno che potesse essere considerato accettabile.
A questo proposito risulta istruttiva le lettura sul sito “La letteratura e noi” di due articoli: “Revisione della prova scritta di italiano. Una proposta” di Luperini e “Requisitoria contro la tipologia B dell’Esame di Stato” di Lo Vetere.
Ne emerge un quadro desolante.
A tutto questo va aggiunta la serie di problemi nati con la Terza Prova, il cosiddetto “quiz”, perché proprio quello è diventata: una triste banalizzazione, un terno al Lotto, per di più, perché, come ben sa chi l’ha dovuta praticare per anni, sono stati quasi sempre gli elementi più validi delle classi ad essere penalizzati in questa prova, a volte paradossalmente proprio nei test elaborati dai docenti della classe, spesso desiderosi di non “fare cattiva figura” coi colleghi esterni.
Ad essere onesti, circolano da sempre anche leggende metropolitane riguardanti risposte fornite in largo anticipo ai ragazzi dai colleghi interni, sempre per non “fare cattiva figura” coi colleghi esterni.
Qualcuno osserverà che questi quiz sarebbero dovuti essere anche una sorta di trampolino di lancio per i test di ammissione all’Università.
Infatti contesto anche questa forma di banalizzazione e di omogeneizzazione della cultura, quali questi test di ammissione Alla varie Facoltà , troppo spesso buoni solo per ingrassare le società che preparano a suon di euro dei poveri ragazzi, colpevoli solo di essere desiderosi di seguire le loro inclinazioni.
Se la riforma dell’Esame di Stato portasse ad una serie di miglioramenti, che dovrebbero riguardare in particolare l’aspetto qualitativo, ne saremmo tutti contenti.
Comincio, tuttavia, a nutrire dei dubbi.
Già ora.

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