Partecipare ai viaggi di istruzione?


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Il terribile incidente di oggi, con il coinvolgimento dell’autobus di un gruppo di studenti ungheresi, in gran parte deceduti per l’incendio del mezzo di trasporto che li riportava a casa, non fa che rafforzare in me la decisione, presa tanti anni fa, di non partecipare alle visite di istruzione su più giorni.

Responsabiltà tremende, che gravano tutte, come sempre, sulle nostre fragili spalle di insegnanti.

Non fa per me.

Ricordo ancora il motivo che mi spinse allora a quella scelta: trovai un nutrito gruppo di ragazzi ad ubriacarsi e a fumare spinelli.

Reagii con molta durezza. Stavo per chiamare i carabinieri.

Mi sentii totalmente gravata dalla responsabilità, in caso di una reazione allergica, di un coma etilico: immaginai le facce stupite dei loro genitori, anime candide, l’espressione scandalizzata che avrebbero inalberato, per via della scarsa vigilanza da me esercitata sui pargoli.

Decisi seduta stante che si trattava di responsabilità che non avrei più accettato,  visto che per quell’impegno su più giorni non ero neppure pagata adeguatamente.

Era il 2000.

Non ho mai cambiato idea, da allora e non ho mai più portato fuori una classe per più giorni, con la sola eccezione della partecipazione, una volta, alla Nave della Legalità.

Sono una persona pronta ad assumersi responsabilità, ma nel perimetro del mio luogo di lavoro.

Mi capita di portare i ragazzi a teatro, in visita ad una mostra, ma l’intervallo di tempo deve essere limitato.

Non mi sognerei mai di trascorrere nottate buttata su una sedia nel corridoio di un alberghetto di provincia a controllare la maleducazione incontrollabile di chi passa in bianco intere nottate, spesso ubriacandosi o comportandosi da vandalo o da irresponsabile nelle stanze assegnate.

E poi, come nel tragico caso di oggi, ci sono gli eventi più o meno imponderabili, legati alla stanchezza degli autisti dei pullman, ai mezzi iper sfruttati, o alla combinazione di entrambi i fattori.

Grazie.

Non fa per me. E non mi pare essenziale per il mio lavoro di educatrice.

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