Scrutini, che passione!


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Il grado di esasperazione dell’insegnante medio si percepisce sempre in queste settimane, quando comincia il tormento degli scrutini di fine quadrimestre. Chi ha avuto a che fare con il trimestre, ha archiviato la pratica prima di Natale. Beato lui!

Non io. Non Paolo.

Un paio di mattine fa, seduti al tavolo del nostro bar preferito, Paolo era lì, accasciato sulla sedia, arrabbiato più del solito, lui che di solito è arrabbiato.

A prescindere.

La sera prima aveva prima litigato con una collega, durante lo scrutinio. Poi aveva avuto una brutta discussione con il suo Dirigente.

“Se non fosse per il fatto che è mattina e che, per giunta, sono astemio, mi berrei un cognac, giusto per dimenticare l’arrabbiatura doppia!” – mi ha detto, scuotendo la testa sconsolato.

Io e Paolo non lavoriamo nella stessa scuola, ma ormai i problemi degli insegnanti si somigliano tutti pericolosamente.

In qualunque scuola prestino servizio.

Ormai siamo al “stiamo tutti sulla stessa barca!”.

“Tu, però sei il solito, inguaribile polemico!” – l’ho punzecchiato – vai sempre a stuzzicare la Cicci e sai che lei non sopporta di essere contraddetta!

Apriti cielo!

Insomma: mi sono dovuta sorbire io la seconda filippica, al posto della Cicci.

“Due ore – due ore!- per un consiglio di classe che ne avrebbe richiesta una! E questo perché c’è sempre chi ha bisogno di fare la prima donna!” – ha quasi gridato Paolo, facendo girare i nostri vicini di tavolo.

” Non gridare! Racconta!”

Lo sappiamo tutti. Sappiamo come vanno gli scrutini.

A volte ci si trova di fronte a colleghi che non hanno l’abitudine di computare il tempo. Credono di essere sul palcoscenico di un teatro e non all’interno di una riunione – lo scrutinio- che ha dei tempi tecnici precisi.

Spesso si tratta delle stesse persone che, mettendosi a parlare, ma del nulla, non pensano neppure lontanamente di offrirsi per una – una – delle tante incombenze da portare a termine entro un’ora ragionevole. Pontificano, mentre gli altri lavorano.

Se ne stanno lì e fanno perdere tempo. Non tengono conto che così facendo, dilatano i tempi ed i poveri colleghi dell’ultima riunione finiranno tardissimo.

“Non voleva capire che molti di noi, dopo la fine degli scrutini, avrebbero avuto davanti un’ora di viaggio, avendo come prospettiva la prima ora di lezione il giorno successivo! Non ci ho visto più. Abbiamo cominciato a litigare e sai come sono fatto!”

Lo so, lo so!

E infatti mi sono messa a ridere, sentendo raccontare le accuse reciproche che si sono scambiati.

“Per fortuna il Preside si era allontanato un minuto per rispondere al telefono!” – ha aggiunto ridendo – “Sembrava di essere ad una riunione di condominio! Mancava solo il ‘Lei non sa chi sono io’!”

“…e perché hai discusso anche col Dirigente?”

“Come responsabile del dipartimento sono venuto a conoscenza di una situazione delicata: qualcuno, tra i colleghi, non ha lavorato sui contenuti da svolgere come avrebbe dovuto. Beh, sai che cosa mi ha risposto?”

“No.”

Si è messo a ridere.

“Mi ha detto che forse sono io che ho un metodo di lavoro troppo antiquato, troppo poco innovativo!”

Ci siamo guardati. Non c’era molto da ridere.

“Cameriere! Un cordiale!”

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