“Il re è nudo!”: si potrà dire?


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Ho terminato da qualche minuto una lunga telefonata con la mia più cara amica, anche lei, come me, insegnante di italiano.

Preoccupata, per come siamo messi. Anche io, lo sono.

Oggetto della nostra discussione, la lettera pubblicata dai 600 docenti universitari, nella quale vengono evidenziate le carenze degli studenti universitari nella produzione scritta, perché è vero che essi hanno una sempre più diffusa difficoltà a padroneggiare le strutture grammaticali e sintattiche della nostra lingua. Anche quelle semplici.

I docenti italiani si sentono chiamati in causa: quelli che insegnano nelle scuole superiori se la prendono con il presunto lassismo dei colleghi della medie, questi ultimi accusano le maestre delle elementari, perché non fanno il loro dovere.

A chi appartiene la responsabilità?

Difficile appurarlo: il dato di fatto, sotto gli occhi di tutti, è che i ragazzi troppo spesso non sanno scrivere e non sono nemmeno in grado di sintetizzare a parole un testo, anche breve.

Lo si osserva da anni. Noi tutti lo sappiamo. Noi docenti cerchiamo da anni di porre rimedio a questo fenomeno, spesso riuscendo ad arginarlo solo parzialmente. A volte invece resta lì, tutto intero, nonostante i nostri sforzi.

Abbiamo invano atteso un aiuto dalla politica. Invano.

Invece di cercare di risolvere questo problema, potenziando il lavoro a scuola, aumentando le ore di italiano, di storia e di geografia, si è scelto il percorso inverso: tagliare senza pietà.

Disperdere in mille rivoli insensati il lavoro dei docenti di questa disciplina, che è alla base di tutte le altre discipline, perché se non si sa scrivere in modo corretto e non si sa esporre in modo corretto, non si procede bene in nessun altro ambito.

La necessità, l’urgenza, erano quelle che avrebbero dovuto portare ad un potenziamento dell’attività di riflessione, all’eliminazione di tutti i progettifici, per favorire una maggiore concentrazione delle forze dei nostri alunni sulla scrittura, sullo studio della grammatica di base, sulla lettura, uccisa da quell’orrore rappresentato dalla diffusione forzata della narratologia, imposta a viva forza da qualche mente contorta, responsabile della scomparsa, da anni, di ragazzi in grado di apprezzare come si deve la lettura di un brano, di un libro, per quello che sono. Momenti piacevoli di approfondimento e riflessione.

Abbiamo messo sul tavolo di dissezione la letteratura e l’abbiamo trasformata in un cadavere.

Dopo lo scempio operato dalla Mariastrega, inoltre, sembrava che il fondo dell’abiezione fosse stato in qualche modo raggiunto, che non si potesse peggiorare.

E invece no.

Ci aspettavamo un colpo di spugna dal governo Renzi, ed in effetti c’è stato. Solo per cancellare quel poco di accettabile che ancora restava.

Il governo di centrosinistra (?) ha tirato fuori dal cilindro il coniglio putrefatto: l’alternanza scuola-lavoro, un’idea che più idiota non potrebbe essere.

Sarebbe stato necessario potenziare il tempo da dedicare al lavoro in classe ed abbiamo ottenuto che i ragazzi del triennio fossero dispersi in mille grotteschi progetti, tramite  i quali buttano via ogni anno ottanta ore potenziali di lavoro in classe, per andare ad aiutare la biglietteria di un teatro, o andare a passare del tempo in un orto botanico o distribuire i libri in una biblioteca universitaria.

Va detto con sincerità: sono tutte ore dissipate in modo insensato.
Si potrà dire o no che il re è nudo?

Si può dire che abbiamo creato un Esame di Stato che già da anni  è la quintessenza del ridicolo, a maggior ragione ora che durante la discussione dell’orale si dovrà parlare delle esperienze di “lavoro” effettuate nel triennio?

E non si replichi che il mondo di oggi richiede questo, perché non è vero.

Il mondo richiede – oggi più che mai- la capacità di riflette in modo serio sulla realtà circostante e questa capacità si ottiene leggendo, scrivendo, pensando.

Tutto questo si ottiene – sarò controcorrente a dirlo – restando in classe, occupando il tempo ad aumentare la complessità del pensiero, ad accrescere la capacità di analisi.

Ci indicano in continuazione le meraviglie dei sistemi di insegnamento delle altre nazioni. Direi che invece sarebbe ora di smetterla con questo modo di fare schizofrenico e distruttivo.

Basta superficialità e improvvisazione. Torniamo a lavorare con la classe, in classe.

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4 thoughts on ““Il re è nudo!”: si potrà dire?

  1. Le promozioni di massa , i tagli economici , le classi troppo numerose , la presenza di alunni di varie nazionalità , che ovviamente necessitano di insegnamenti individualizzati, la mancanza di corsi di recupero adeguati ai livelli degli alunni , hanno prodotto questo sfacelo ! Solo la buona volontà , la professionalità , il coraggio e tante ore di lavoro non retribuite dei docenti , hanno fatto sì che la situazione non precipitasse del tutto !

  2. Scrivo con rispetto ciò che dice il mio amico
    Nando Cianci “La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più”. E da Luigi Berlinguer in poi tutti hanno seguito l’indirizzo opposto.

    2
    (

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