La scelta più giusta da fare sarebbe quella di diminuire il numero degli alunni in classe…


076570c2-24fa-4e69-bbc4-5dc3466e1aa7-1568-000001eed7d7c6c1_tmp

Domanda: “Come si fa a lavorare sulla scrittura di un ragazzo, sulle sue difficoltà in particolare, quando ci si trova ad operare con più di trenta alunni in una classe?”

Risposta: “Non si può.”

La scrittura ed il potenziamento di questa capacità  richiedono tempo e percorsi individualizzati all’interno del gruppo classe: non si riesce ad essere efficaci, se ci si deve troppo diluire, come si è costretti a fare oggi.

I ragazzi hanno bisogno di interventi mirati, azioni personalizzate, attenzione per i loro problemi individuali.

Questi interventi possono essere portati a termine in modo efficace solo dall’insegnante della classe, che conosce a fondo i ragazzi, sa dove si deve agire. Sa come agire.

Tutto ciò risulta, però, difficile da realizzare, all’interno dei meccanismi di quella infernale catena di montaggio di cui noi operatori della scuola ormai siamo ormai gli ingranaggi, a partire dalla Mariastrega, fino a giungere alle vuote ciance della cosiddetta Buona Scuola.

Le responsabilità per quello che sta emergendo ci sono. E sono tutte politiche.

Tutti i politici sono stati responsabili. Da chi ha guidato i governi, a chi ha detto che con la cultura non si mangia, a chi ha irresponsabilmente collocato su certe poltrone persone che di scuola non sapevano nulla. Nulla.

Tutti hanno sottratto tempo e risorse importanti alla scuola, quella vera. Alle cose da fare in classe. Sono state tagliate migliaia di cattedre, tagliate via ore di lezione importantissime. È stata eliminata ogni forma di reale approfondimento, per lasciare il posto alla perdita di tempo, ai progetti, alle ciance, appunto.

Il tempo per il lavoro serio è sparito. Non solo: le classi sono state riempite di ragazzi fino a raggiungere numeri insostenibili per un lavoro appena decente.

Come si fa a dedicare tempo alle lacune di un ragazzo se ci si trova davanti a trenta-trentadue persone, tutte bisognose di attenzione e dedizione?

Dove troviamo, noi insegnanti, il tempo e e le energie, la motivazione per fare tutto questo, visto che da anni veniamo derisi, insultati, depressi in ogni modo?

Ah, già! Noi siamo – nella vulgata – la quintessenza dell’essere fannulloni. Non si è giocato forse a screditarci in modo continuo, giocando irresponsabilmente sulla nostra pelle e sul nostro lavoro?

Giornalisti e politici – i Grandi  Moralizzatori della Nazione – non pretendevano – addirittura!- che fossero aumentate le nostre ore di lezione, senza darci nemmeno un euro di aumento dello stipendio?

(E ci si meraviglia, poi, se gli insegnanti, come cittadini, si sono buttati a pesce su ogni forma di populismo, di rabbia popolare? Se, in alcuni casi, hanno anche smesso di lavorare seriamente?)

Ora, dunque, cosa si pretende da noi?

Dovremmo mettere un pannicello caldo sui disastri che tutti ( o quasi) i Ministri della Pubblica Istruzione hanno avallato o provocato da venti anni a questa parte?

La famosa “Lettera dei Seicento” di qualche giorno fa, non fa che sancire una situazione che noi operatori vediamo con i nostri occhi tutti i santi giorni, da anni: essa ha solo reso noto a tutti come – sempre di più- i ragazzi presentino gravissime lacune nella scrittura.

È vero. Proprio vero.

I ragazzi spessissimo non conoscono la grammatica, non conoscono la sintassi, non sanno scrivere, non riescono a capire quello che leggono, usano a sproposito le parole e presentano una allarmante povertà nel loro corredo lessicale.

Tutto vero.

Non sono tutti ridotti così, ma molti sì.

Che fare?

È una domanda che mi pongo di continuo, alla quale cerco di dare una risposta, perché credo che il nostro dovere di insegnanti sia quello di far sì che dalle nostre aule escano delle persone capaci di capire e di farsi capire, due momenti ancora essenziali, ancora importanti in un mondo che sembra dare spazio e importanza solo alla tecnologia.

Al “saper fare”.

E allora, il primo passo da fare è quello di permettere che lavoriamo in classi composte al massimo di venti-ventidue ragazzi.

Ci serve una scuola che ci permetta di lavorare, e bene, con i nostri ragazzi, nelle classi, non nei pollai.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...