“…e poi ti guardano torvi, come se tu ostacolassi la loro vena artistica!”


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Sapete bene che il mio collega Paolo ha l’arrabbiatura facile.

Mi capita spesso di ascoltare  e di calmare – tra un caffè ed un cappuccino – i suoi sfoghi, mentre ce ne stiamo seduti al bar, a fare due chiacchiere.

Giovedì era inviperito per un’abitudine che si è diffusa nella sua scuola, un istituto tecnico della nostra provincia.

Qualcuno ha deciso che, per incrementare la “creatività” degli alunni, tutte le aule di quella scuola verranno decorate con disegni realizzati e colorati dagli stessi ragazzi.

Ormai è una moda.

Un’altra collega pochi giorni fa mi ha descritto un’attività quasi identica, portata avanti nella sua scuola per motivi diversi, però.

“Dobbiamo coprire i buchi sulle pareti della palestra, mia cara!  Lo sai perché? Proviamo vergogna per i ragazzi che arrivano dall’estero, quelli dell’Erasmus. Lassù hanno scuole bellissime, nuovissime! Noi abbiamo dei buchi orrendi sulle pareti e l’unico modo per risolvere la situazione è coprire con dei pannelli colorati quei buchi, sperando che le voragini non si notino troppo!”

Nell’istituto di Paolo, tuttavia, invece di fare come si fa nella gran parte delle scuole, che considerano tutte queste, compresa la pittura nelle aule, come attività accessorie e pomeridiane, tutto accade durante la mattinata, mentre si dovrebbero svolgere le lezioni: nei corridoi c’è un continuo via vai di persone che migrano verso il laboratorio di disegno. Un flusso ininterrotto.

“Ti pare possibile? Arrivo in classe. Non ho nemmeno il tempo di firmare, di aprire il registro elettronico e subito vedo levarsi per aria la selva di mani di quelli che chiedono il permesso di andare a disegnare!”

“E tu?!”

“Scherzi?! Io non li faccio uscire! Pretendo che rimangano a fare lezione! Abbiamo perso una quantità incredibile di tempo con la pausa didattica, con i progetti più insensati, magari per andare a vedere il ciclo di riproduzione delle primule nei boschi! Le varie Alternanze scuola- lavoro sottraggono ore ed ore alle lezioni ed io dovrei pure mandarli ad imbrattare una tela durante le poche ore che restano di attività vera?!”

“…e loro? Come reagiscono? E tu? Perché sei così intollerante? Guarda che la tua Dirigente non la prenderà tanto bene. Ostinarsi a fare lezione secondo i soliti, vecchi, scontati modi, non fa di te un insegnante moderno! Sei a rischio trasferimento!”

Paolo si è messo  a ridere. Sa bene che stavo scherzando.

L’anno scorso mi ha descritto lo stesso fenomeno con i medesimi toni indignati ed io ho approvato la sua indignazione.

“Loro mi guardano con uno sguardo torvo, carico di odio. È chiaro che mi giudicano come quello che impedisce la realizzazione di un talento artistico in potenza. Restano seduti nei banchi, ma friggono di rabbia e vorrebbero essere altrove! Di sicuro non a fare lezione con me!”

Si parla tanto – in questi giorni- dell’incapacità che molti giovani hanno di leggere, comprendere ed analizzare un testo complesso. Dell’incapacità di elaborare e scrivere un testo complesso.

Come volete che si apprenda a scrivere un testo, a capire un testo, se non lavorando sulla complessità della lingua? Come si può pensare di riuscirci,  se non esercitandosi nella lettura e nella scrittura, ora dopo ora, nel silenzio della classe?

Bisogna tornare all’artigianato, nel nostro mestiere.

Ma questo non è molto “smart”.

 

 

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