Voci di corridoio


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Sarà stata la recente assemblea sindacale, oppure il fatto che tra pochi mesi (forse) voteremo, ma mi capita sempre più spesso di ritrovarmi a parlare di politica con i colleghi. Non con tutti, ovviamente, ma con quelli con i quali mi trovo maggiormente in sintonia, perché, come accade in tutti i luoghi di lavoro, alcuni colleghi si guardano bene dall’esprimere la pur minima opinione personale (non si sa mai!), altri fanno davvero cadere le braccia per il qualunquismo e la superficialità delle loro affermazioni.

Quello che emerge è uno scoramento senza fine, generalizzato.

La batosta del governo Renzi è ancora tutta lì.

La nostra categoria si sente tradita ed avvilita, a causa di una classe politica  (tutta) poco affidabile e totalmente impreparata sulle questioni relative alla scuola.

Ci sono alcuni che credono che basti sventolare le parole “onestà” e “anti-casta” per garantirsi un seguito (è molto spesso, purtroppo, va così). Altri procedono imperterriti lungo i soliti luoghi comuni.

Quello che ci scandalizza di più, tuttavia, è il fatto che – pur risultando clamorosamente impreparati – quasi tutti gli esponenti politici, a prescindere dallo schieramento, hanno sempre in tasca la loro ricetta per mettere ordine nell’indisciplinato mondo dell’istruzione.

E quasi sempre è una “fake-ricetta”. Una fregatura, insomma!

 

Noi professori siamo ormai in balìa degli improvvisatori, oserei dire degli imbonitori: c’è chi promette e giura che abolirà “La Buona Scuola” (e non sa, o non ricorda, che anni fa ci fu chi promise (e giurò) che avrebbe abolito la Riforma Moratti, poi la Riforma Gelmini), chi promette per noi fulgidi orizzonti di gloria, che poi si riveleranno come i soliti fondali di cartone, rubati a qualche produzione cinematografica fallita.

Nessuno che osi proposte concrete come: “rimetteremo al centro il Contratto Collettivo” o “differenzieremo lo stipendio di chi a casa deve lavorare anche nei periodi di festa” o “aboliremo il carico di burocrazia insensata, inventato solo per rendervi la vita impossibile” “diminuirà il numero degli alunni per classe”, e via dicendo.

Ecco, queste sono alcune delle cose che ci interesserebbero davvero. Queste sono le cose di cui parliamo più spesso tra noi, nei corridoi, come carbonari.

Se il mondo politico fosse caratterizzato da persone sagaci – ma non lo è, purtroppo- ascolterebbe con attenzione le voci di corridoio. Nei corridoi di tutta la nazione. Non credo che ne gioirebbe.

 

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2 thoughts on “Voci di corridoio

  1. Leggendo il suo post, aggiungo che ogni governo, al di là delle ricette, non fa altro che inventare -inspiegabilmente- nuovi modi per diventare insegnanti con requisiti che non sempre sono alla portata di un neolaureato. Io dovrò aggiungere i famosi 24 cfu e per fortuna non dovrò pagare nulla (a differenza dei colleghi più grandi), perché risulto  in corso per quest'anno. Allo stesso modo, con questi 4 nuovi esami, non è detto che riesca a finire entro ottobre  (come non è detto che riesca a passare questo concorso folle, diviso in 4 prove in cui sembra che essere preparati nel proprio ambito disciplinare conti quanto un b2 di inglese o conoscere la pedagogia). Sapevo quanto fosse difficile diventare insegnanti, ma che cambiassero più di una volta i requisiti  (per non parlare di concorsi riservati ecc.) in 5 anni, chi poteva aspettarselo ? Speriamo bene!
    Lorenzo

    • Hai ragione. A volte noi insegnanti di ruolo non abbiamo la percezione di quanto sia dura per voi che siete ancora precari ed avete ancora concorsi da superare. Anche noi li abbiamo avuti di fronte, ma tutto era meno sfuggente, meno impalpabile. Sapevamo che, prima o poi, sarebbe arrivata la nostra chiamata e saremmo entrati in ruolo. Credo che per voi sia molto più complesso e frustrante. Hai tutta la mia solidarietà. 😊

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