Analfabetismo funzionale


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Qualche anno fa fui catapultata in una scuola nella quale non avevo mai insegnato. Come capita spesso quando si è precari, mi ritrovai a lavorare con classi che non avevo avuto in precedenza. Una in particolare, una quinta, era la fonte delle mie preoccupazioni. In primo luogo, perché avrei dovuto accompagnarli all’esame, ma la cosa che mi impediva di lavorare serenamente era la preparazione complessiva della gran parte dei ragazzi. Non sto parlando delle solite cose: capacità di sviluppare analisi del testo, saggio breve, saper esporre un argomento di letteratura in modo chiaro ed esauriente. Ormai questa è la norma: pochi sanno districarsi bene in quella giungla.

Ciò che mi terrorizzava era il fatto che questi ragazzi – liceali con ben quattro anni di scolarizzazione alle spalle – avevano  gravissime lacune nella grammatica di base e non ne avevano la minima percezione.

Ce n’era uno, in particolare, che era la mia spina nel fianco.

Come capita di fare a molti di noi, ho l’abitudine non solo di segnare in rosso gli errori di ortografia, di sintassi o di scelta lessicale, ma anche di scrivere accanto all’errore la forma corretta, nella (vana) speranza che, prima o poi, questa forma possa essere in qualche modo introiettata dall’alunno, riesca a farla sua.

Questo ragazzo, durante la correzione in classe degli elaborati, quando arrivava il suo turno, si avvicinava alla cattedra con un certo piglio, mi indicava la correzione e subito diceva: “Io non sono d’accordo!”

Io lo guardavo con un certo stupore, perché ricordo bene come, in un paio di casi, l’errore riguardasse parole come “celebrale” o “analfabetizzazione”, ma non si contano i congiuntivi utilizzati “random” o le relative costruite e connesse senza capo né coda.

Invano, per un intero anno scolastico, ho cercato di spiegargli che le regole grammaticali non prevedevano il fatto che lui fosse d’aCorso o meno. Che la struttura, in alcuni casi, è indiscutibile. Credo che, alla fine dell’esame di maturità, sia uscito fuori da quella scuola, convinto di avere subìto torti inenarrabili.

Questo caso e moltissimi altri che mi capita ancora oggi -sempre di più- di osservare,  mi rafforzano nell’idea che noi insegnanti, specialmente noi insegnanti di italiano, dobbiamo concentrarci sul lavoro “umile”, quello meno roboante, quello che apparentemente nessuno nota: il lavoro costante, ossessivo, sulla grammatica, sull’etimologia delle parole, sulla lettura e sulla REALE comprensione di un testo. In alternativa, gli analfabeti funzionali sono destinati a crescere in progressione geometrica.

 

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5 thoughts on “Analfabetismo funzionale

  1. Qualche giorno fa ho detto a un genitore che se uno studente arriva in quarta liceo senza saper scrivere, c’è poca speranza. Certo, i miracoli avvengono ma non ci si può affidare solo a quelli. Il problema è che già negli altri ordini e gradi di scuola la produzione scritta è snobbata, si preferisce allenarli alle prove a crocette, così fanno bella figura in occasione delle prove Invalsi… e poi, diciamolo, quanto è più agevole correggere prove strutturate? In più anche al biennio delle superiori c’è la tendenza a “dimenticare” il solito “tema” perché sono più utili le prove di realtà. Questa è la situazione perciò è inutile che tutti si lamentino che i giovani d’oggi non sanno più scrivere.

    • Hai ragione. Una mia collega, in dipartimento, ha detto che lei non farà grammatica in prima liceo, perché “se arrivano da noi, devono conoscere già la grammatica”. Quindi, peggio per loro. In questo modo continuiamo a rafforzare le basi di un problema che, ormai, è una vera e propria piaga sociale, che non caratterizza certo solo i poveri. È decisamente trasversale.

  2. La grammatica dovrebbe già essere appresa negli anni dell’ obbligo. È inutile scrivere la correzione dell’errore : questa deve essere fatta dall’alunno, con l’aiuto dell’ insegnante. Solo così impara.Nelle scuole elementari e medie si dovrebbero limitare i contenuti e soprattutto insegnare un metodo

    • Sono d’accordo. Capita sempre più spesso, tuttavia, di avere di fronte ragazzi che a 15/16 anni commettono ancora errori legati all’ortografia di base, alla punteggiatura, senza parlare dell’incapacità di strutturare in modo corretto un periodo complesso. Alcuni sono del parere che mettere riparo a lacune simili sia pressoché impossibile. Io credo che, comunque, con l’esercizio della scrittura e la supervisione continua del docente, si possa fare molto. Non tutto, ma molto.

      • Il problema, a parer mio, è che non c’è abbastanza tempo. Gli insegnanti di italiano son troppo costretti a seguire un programma ministeriale che prevede dozzine e dozzine di autori ed opere. Autori ed opere che spesso vengono fatti frettolosamente senza che all’alunno rimanga granché. In una condizione in cui c’è a malapena il tempo di completare il ‘programma’ dell’anno, figuriamoci se rimane qualche ora da dedicare alla grammatica.
        Ora, personalmente non so quanto e come gli insegnanti debbano seguire questo famigerato ‘programma’, fatto sta che ci sono numerosi autori minori che potrebbero benissimo essere saltati per dare più spazio ad altri più di rilievo. Riuscendo così da un lato a ritagliare più tempo per il consolidamento della grammatica, e dall’altro ad analizzare più approfonditamente gli autori fatti con magari qualche composizione scritta in più.

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