La bellezza della grammatica


5B73FC22-3929-44D8-ACE2-6533C60CE0A4

Da qualche tempo sul web circola l’espressione “grammar nazi”, per indicare i maniaci della correttezza grammaticale, quelli che, solo a vedere un congiuntivo sbagliato, una proposizione relativa mal connessa, sono presi da un colpo apoplettico. A me questa espressione piace poco, per la mia formazione politica, soprattutto perché il termine “nazi” mi pare impossibile da accostare – ancora oggi – a qualcosa di scherzoso.

Al di là di questo, mi riconosco nell’atteggiamento: trovo insopportabile la sciatteria nella scrittura, le imprecisioni grammaticali, mi infastidiscono a livello quasi fisico sia nei miei alunni, ma soprattutto in quelli che della grammatica vivono: insegnanti, giornalisti e professionisti della parola, in generale.
Non posso fare a meno di rilevare e di sottolineare, quasi quotidianamente, la leggerezza con cui si affronta la scrittura, soprattutto quando essa viene offerta ad un pubblico vasto, composto, di sicuro, quasi sempre da non addetti ai lavori, che, sempre più spesso, assimilano costrutti, espressioni, strutture, a dir poco claudicanti.

Qualche anno fa, leggendo il libro di Muriel Barbery “L’eleganza del riccio”, sono stata colpita nel profondo dalle parole con cui la scrittrice esalta la bellezza della grammatica.
Perché la grammatica è la base di tutto: dell’organizzazione del pensiero, della possibilità di farsi comprendere da qualcuno tramite un testo scritto, della possibilità di mettere ordine nel mondo che ci circonda.
La grammatica è “kòsmos”, ordine, perché ci costringe ad attenerci ad uno schema, che è condiviso e condivisibile.
Questo schema non è costrittivo: è il binario su cui scorre il treno della comprensibilità, che non può deragliare, anzi: deve arrivare a destinazione e quella destinazione è il fatto che un messaggio chiaro arrivi in modo comprensibile al destinatario, cioè il lettore o l’ascoltatore.
Aristotele per primo ha affermato che un giudizio non è altro che la connessione di un soggetto con un predicato, ponendo le basi di quella che è la logica, una parte del sapere che si attiene a regole pressoché ferree.
Se devo dire dire qualcosa, devo certamente farlo in modo da riuscire comprensibile a tutti e questo può avvenire solo se quello che dico – o che scrivo – si attiene alle regole che sovrintendono a tale leggibilità, a tale comprensibilità.
Ecco perché a scuola la grammatica dovrebbe avere la precedenza su tutto: prima della elaborazione di un articolo di giornale, fatta senza avere le basi grammaticali per portarla a termine, ci dovrebbe essere – a mio avviso – una solida base grammaticale, che si costruisce con un lavoro capillare e costante.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...