Ragazze, dobbiamo imparare a volerci bene. Davvero.


32D33A5C-89A4-4B2B-8142-0CD62B53A05DProprio ieri sera leggevo, su Internazionale, un bell’articolo di Rebecca Solnit sulla violenza contro le donne.

L’ho messo da parte per leggerlo in classe. Contiene delle osservazioni molto interessanti, su cui ognuna di noi dovrebbe riflettere. Ne voglio parlare con i miei ragazzi.

Soprattutto con le ragazze.

Noi donne non abbiamo ancora imparato a volerci bene.

Decenni di femminismo, almeno nelle società occidentali, non sono bastati a metterci al riparo dalla violenza esercitata dagli uomini.

Parrebbe piuttosto il contrario: da qualche anno a questa parte sembrerebbe essere rientrato dalla finestra ciò che credevamo di aver chiuso fuori dalla nostra porta.

Abbiamo forse sbagliato a dare per scontate vittorie che non erano ancora tali, che avevano bisogno di un consolidamento maggiore.

Il lavoro che abbiamo di fronte è ancora tanto: c’è da costruire, nelle donne che siamo, soprattutto la solidità interiore, la convinzione che non abbiamo bisogno dell’approvazione di nessuno, e men che meno di un uomo, per avere considerazione di noi stesse.

Una donna solida interiormente verrà difficilmente scalfita da un uomo con tendenze distruttive, perché lei non si farà nemmeno avvicinare da una personalità disturbata.

I drammi, infatti, scattano nel momento in cui una donna fragile permette che un uomo disconfermante si infiltri nelle crepe della sua autostima. Se invece l’autostima  è solida, nessuna critica, nessun giudizio negativo potrà arrivare a minare un edificio che nella sua sostanza ha delle buone fondamenta.

La violenza, infatti, non ha a che fare soltanto con i casi di cronaca che, per fortuna, per quanto terribili, sono assai limitati.

La vera violenza contro le donne, come ho letto da qualche parte, “ha le chiavi di casa”, proviene dalle persone con cui troppo spesso, purtroppo, condividiamo la quotidianità.

È diffusissima, capillarmente infiltrata.

Molte di noi sanno, infatti, che senso di paura si prova ad infilare la chiave nella serratura di casa, sapendo che potrebbe succedere qualcosa di tremendo.

Molte di noi hanno provato l’angoscia che si prova a procrastinare il momento di tornare a casa, restando al lavoro con qualsiasi pretesto.

Molte di noi hanno sperimentato l’inquietudine che nasce davanti al weekend, o alle vacanze, troppo pieni di ore da trascorrere “nell’intimità familiare”.

Moltissime di noi sono restate in silenzio, non hanno raccontato che troppo tardi ciò che accadeva in casa, convinte che fosse colpa loro, che nessuno avrebbe creduto. Terrorizzate anche solo all’idea di vedere arrivare in casa la polizia, spaventate dall’idea di essere chiamate a giustificarsi.

Perché, diciamolo: molte di noi sono convinte di avere delle colpe. Che se una persona stimata, ammirata, quale è il loro marito o il loro compagno, reagisce con una violenza tanto pervasiva, una parte delle colpa deve essere loro, delle donne.

È su questo aspetto che noi donne siamo chiamate a lavorare, tanto come educatrici, quanto come autoeducatrici. Finché non avremo introiettato l’idea che il rispetto è una cosa da pretendere, che nessuno a ha il diritto di imporci come dobbiamo essere, gli uomini si arrogheranno tale diritto e nessuna manifestazione con le scarpette rosse inciderà davvero nel profondo.

Allontaniamo da noi i rapporti che ci avvelenano l’anima, prima che sia troppo tardi. Parliamone.

 

 

 

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