Est modus in rebus


Noi insegnanti spesso ci ritroviamo a discutere se sia o meno opportuno usare tablet e smartphone in classe, unitamente ai veri luoghi di perdizione: i social network.

Meglio bandirli del tutto o utilizzarli?

Non per fare della filosofia alla Catalano, ma sono dell’avviso che utilizzare in classe i supporti ed i social network non sia una scelta di carattere diabolico. Si può rivelare davvero efficace.

Bisogna – come è ovvio – capire quale sia la giusta modalità.

Per quanto mi riguarda, io opero da anni seguendo determinati criteri.

Credo innanzitutto che sia indispensabile tenere i ragazzi informati su ciò che accade nel mondo.

Da molti anni ho l’abitudine di utilizzare articoli di giornale, provenienti dalla testate più disparate, ma dando particolare importanza ad Internazionale, un periodico che propone articoli provenienti da tutto il mondo, con argomenti che vanno dalla psicologia, alla sociologia, dalla scienza alla politica internazionale.

Fino a qualche anno fa, a scuola, si potevano fare delle fotocopie, da leggere in classe.

Poi, sia per una questione di sensibilità ecologica, sia perché il Ministero ha imposto alle scuole delle politiche di austerità, le fotocopie sono diventate un miraggio.

Si è imposta, quindi, l’esigenza di cambiare strategia. In quegli anni avevo appena scoperto i social ed ho avuto un’idea, che poi a pensarci bene è anche ovvia.

Ho cominciato a creare delle pagine Facebook di classe, strutturate come gruppo chiuso, oppure segreto; di questo gruppo fanno parte i ragazzi della classe e anche i colleghi che desiderano farne parte.

In questo modo si possono postare link di articoli, oppure pubblicare screenshot da Internazionale, che, nel mio caso, acquisto in digitale ogni settimana.

Posso pubblicare approfondimenti sulle materie.

I colleghi possono fare altrettanto. Il nostro spazio di classe si rivela utile anche per comunicazioni urgenti o spostamenti degli impegni.

Durante la lezione, faccio accendere i telefonini e, utilizzando i supporti digitali, i ragazzi possono seguire la lettura degli articoli. Tutto molto semplice, veloce e funzionale.

Credo che siano moltissimi i colleghi che lavorano in questo stesso modo, con la consapevolezza che i social non siano necessariamente “il male”, ma che, come in ogni cosa, tutto dipende dal criterio utilizzato.

A pensarci bene, anche un libro, se tirato in testa a qualcuno, può fare del male. L’importante è utilizzarlo nel modo giusto.

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